martedì 25 gennaio 2011

Ilusión azul

Ilusión azul
Vals
Música: Arquímedes Arci
Letra: Arquímedes Arci

Altiva y soberbia, cual diosa pagana,
pasaste a mi lado mostrando el rencor
y desde aquel día yo sé que he perdido,
la gloria inefable de un sueño de amor.
No extraño tus besos que fueron fingidos,
ni extraño tus labios de raro dulzor...
tan sólo me duele el fulgor de tus ojos,
que ayer me miraron con tierna pasión.
Ojos que fueron estrellas que guiaron mi alma,
que me roban calma si me niegan crueles
cuando ansioso busco su mirar de amor.
Ojos que fueron las redes donde prisionero,
te adoré sincero y me han hecho esclavo,
al poner en mi alma la azul ilusión.
Pero tu alma, desdeñosa y fría,
no sabía de amores para mi dolor.
Fueron tus ojos los que me mintieron
tan engañadores, como aquel fulgor.
Y ahora arrastro la cadena
del recuerdo triste
del pasado hermoso,
al vivir dichoso
en los dorados brazos
de aquella ilusión.

Pero tu alma, desdeñosa y fría,
no sabía de amores para mi dolor.
Fueron tus ojos los que me mintieron
tan engañadores, como aquel fulgor.
Y ahora arrastro la cadena
del recuerdo triste
del pasado hermoso,
al vivir dichoso
en los dorados brazos
de aquella ilusión.
--------------------------------------------
Altezzosa e arrogante, come dea pagana,
mi passasti accanto mostrando rancore
e da quel giorno so che ho perso,
la gloria ineffabile di un sogno d'amore.
Mi mancano i tuoi baci che erano finti,
Mi mancano le tue labbra di rara dolcezza ...
fa male solo il bagliore dei tuoi occhi,
che ieri mio guardavano con tenera passione.
Occhi che erano stelle che guidavano la mia anima
che mi rubano la calma, che si negano crudeli
quando cerco il tuo sguardo in cerca di amore.
Occhi che furono rete che mi imprigionarono
che sinceramente ti adoravano e mi hanno reso uno schiavo,
mettendo nella mia anima una azzurra illusione.

Ma la tua anima, sprezzante e fredda
Non sapeva amare il mio dolore.
Erano i tuoi occhi che mi hanno mentito
come ingannatori, come fulmini.
Ora trascino la catena
del triste ricordo
di un felice passato
di un vivere felice
nelle tue braccia dorate
di tale illusione.


giovedì 20 gennaio 2011

giovedì 4 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

Passi di tango milonguero


massitango su http://tango-milonguero.blogspot.com/
Per tango milonguero si intende il "tango che si balla in milonga". In questa accezione non c'è differenza tra tango milonguero e tango de salon (= il tango della "sala" da ballo). Un'accezione più restrittiva permette di connotare stilisticamente il tango milonguero come il modo di ballare prevalente nei quartieri centrali e del sud di Buenos Aires. Questa differenziazione è tuttavia molto lieve. Non è infatti facile catalogare gli stili dato che ogni buon (vecchio) milonguero ha un suo personalissimo modo di ballare. E ancora, l'enfasi stilistica non preclude affatto le possibilità di tanghi estremamente piacevoli tra cultori di "stili differenti". Forse per questo si suole ripetere che il "tango è uno".

Ora, mi sembra che il punto sia un altro, in Italia come ormai anche in Argentina: il sol fatto di ritrovarci tutti in milonga non giustifica che ognuno possa muoversi come gli pare. E' una questione di rispetto per il partner e per le altre coppie in pista che seleziona il giusto modo di muoversi in milonga. Fatti salvi questi principi, è giusto che ognuno scelga quale postura adottare, come abbracciare il partner e così via; se il suo ballo sarà piacevole non avrà difficoltà a ballare con chiunque desideri, viceversa dovrà rassegnarsi a qualche rifiuto in più o a far parte dell'arredo della milonga. Ognuno decida da sè e ne affronti le conseguenze. Che senso ha criticare altri modi di ballare o incensare il proprio quando si ha difficoltà a trovare partenr con cui ballare o si è detestati dalle altre coppie in pista?

Quando poi le milonghe sono piene (e cioè nel migliore dei casi), lo sconforto si acuisce. I "bravi" maestri devono attendere le 3 di notte per potersi godere un tango; i loro allievi si gettano in pista come palline in un flipper. La distinzione tra stili (argomento che pure potrebbe affascinarmi) diventa ora del tutto pretestuosa. Il punto è più banalmente tra chi ambisce alla socialià della milonga e chi no. Il "tango milonguero", quello della milonga, si rivolge espressamente ed esclusivamente ai primi.

Molto spesso la possibilità di ballare in contesti affollati si risolve con un abbraccio stretto (e ridondante?) e con movimenti accorciati fatti da piccoli passi. La mia sensazione è che, in Italia, il tango milonguero sia divenuto sinonimo di un tango striminzito fatto di passettini senza altre possibilità. Che questo rappresenti una necessità in talune situazioni non significa che il tango milonguero debba caratterizzarsi per questo. Molti vecchi milongueros allungano i passi ed hanno movimenti eleganti quando lo spazio lo permette.

Così non concordo sul fatto che molti maestri limitino tutto il loro insegnamento all'esecuzione di "passettini" nella previsione di ritrovarsi a ballare in un'affollatisssima milonga di Buenos Aires. Forse sarebbe più opportuno insegnare a ridurre l'ampiezza dei movimenti a seconda delle necessità piuttosto che imbalsamare la ricchezza del tango milonguero in una serie di minute figure senza la capacità di renderle più ampie e fluide.

Da un punto di vista didattico, inoltre, credo che la sola esecuzione "minimale" porti a sviluppare in modo approssimativo alcuni elementi posturali la cui importanza viene enfatizzata da dinamiche più ampie. Riporto un banale esempio. In milonga molte donne con alle spalle lunghi studi di tango milonguero sono spesso invitate da ballerini con altre impostazioni e che spesso amano perdere l'abbraccio per eseguire spostamenti più complessi. In questi casi mi è capitato di osservare come l'abitudine a muoversi con passettini, induca molte donne a "spanciare" per ritrovare l'asse quando la presa del partner (ho riluttanza a chiamarlo ancora "abbraccio") si allarga. Talora diventa un'abitudine e un discreto tango milonguero si trasforma in un pessimo tango spanciato, anche quando tornano a ballare in abbraccio.

Probabilmente dietro le discussioni sugli stili di tango si celano tutta una serie di fraintendimenti che col tempo sarebbe utile sbrogliare. Un buon tango de salon non è poi così lontano da un buon tango milonguero. Il problema non è nei nomi ma in ciò che essi, nell'immaginario comune, indicano. Spesso si identifica come tango de salon ciò che in milonga non si vorrebbe mai vedere e come tango milonguero una noiosa sequenza di passettini. Fraintendimenti su due opposti schieramenti che, ora scremati da insegnamenti e apprendimenti approssimativi, hanno in sè tuttti i presupposti per una pacifica (e prolifica) convivenza. Una discriminazione possibile sarebbe invece tra chi desidera la socialità della milonga e chi no e lasciare che questi ultimi celebrino i loro riti altrove. Ad iniziare dai loro portavoce, i grandi ballerini "da palcoscenico", i cui spettacoli dovrebbero godere di minor spazio e credito nelle milonghe...poi andremo tutti volentieri ad ammirarli in teatro!

Pubblicato da massitango su http://tango-milonguero.blogspot.com/